Quando, distratto, cammino
lungo i bordi di una strada o in un campo, mi capita spesso di essere attirato, senza volere, da un sasso levigato o
da una pietra dalla forma insolita. Non posso fare a meno di chinarmi a raccogliere
quella pietra, soppesarla e
intravvedere in essa una forma. Addirittura, da ragazzo, mi piaceva passeggiare nei campi appena
arati, in primavera e lì raccogliere
blocchi di argilla che portavo a casa.
La maneggiavo con
piacere, sentendo la freschezza e l'umidità della materia e mi trovavo a modellarla in forme varie.
Così negli anni, nei
momenti di pausa della giornata, assorto nei miei pensieri, con le mani ho modellato, scolpito, graffiato
diversi materiali ricavando prevalentemente teste e visi di persone.
Ancora oggi e ogni
volta con la stessa emozione provo meraviglia quando, alla fine del lavoro, osservo il prodotto delle
mie mani: visi tondi di bambini, di giovani donne, soprattutto di uomini adulti
o vecchi dalle linee marcate. C'è il
sapiente, i1 violento, la tristezza di un barbone, il pensoso, un sorriso, un ghigno. Ma nelle pieghe del viso di ognuno si
legge la storia della loro vita che
io immagino e condivido. Tutti li amo, belli o brutti tutti quei visi non cercati, ma spontaneamente usciti dalle mie mani.
Tutti li
amo.Giancarlo

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