« I
FRANGITEMPO»
La discesa era
interminabile, ma soprattutto monotona.
Il sentiero si snodava in un’
apparente curvatura di cui non ne vedevo la fine. Il cammino era interrotto da
una serie di casupole vuote che, a tratti intervallati, apparivano con le loro
sagome irregolari e talvolta sbilenche. Il contadino che mi affiancava parlava
continuamente della sua vita, di greggi e animali vari che avevano inturgidito
la sua storia di ricordi, a me poco interessanti.
Di colpo, come se
mi avesse letto nel pensiero mi disse: ׂ« Ti chiedi perché ci sono tutte queste
casupole e a che servono ? Questi noi li chiamiamo i “frangitempo” ».
Non riuscivo a
capire il vocabolo. Allora fu grande la mia meraviglia quando mi disse: « Li
chiamiamo in questo modo perché durante le nostre lunghe discese di rientro
interrompono il tempo e ci fanno capire quanto ancora ci manchi per arrivare
alla meta. Se tu noti bene, hanno dipinto un numero, che sta ad indicare la
distanza che ci separa dall’arrivo. Spezzano la monotonia del tempo del rientro
e rendono meno gravosa la discesa ».



