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domenica 7 febbraio 2016

Impastati




Sono su una dolce collinetta, con un fantastico parapendio, dal quale si lanciano gli appassionati del volo con gli aquiloni, che veleggiano quietamente nella trasparenza del cielo primaverile.
Con me vi e’ un contadino che mi affascina con le sue riflessioni semplici , fatte di ricordi e vocaboli strani. Ricordo quando mi disse  che il luogo, da noi calpestato, era “impastato “ con molteplici corpi di antichi guerrieri, morti per  difendere le loro case. Quel vocabolo mi restò impresso nella memoria, soprattutto perché pronunciato da un contadino. Ma poi mi allontanai, restandomi fissa nella mente l’immagine di tanti “impastati” nella terra.
Mi interrogai sulla dimensione terrigena dell’uomo: creatura sublime ma amalgamato con la terra, che poi finisce per confondersi con essa. Sentii, sotto i miei piedi, la via di tanti uomini periti in guerra,  che mi sollecitavano a ricordarli. L’essere umano è un impasto di terra, con un alito che lo rende celestiale.
Camminavo sul prato della collina con la sensazione di essere trasportato dai mille guerrieri che mi dicevano:
« Noi siamo qui, non ci calpestare, immemore delle nostre vite! » .                     
                                                        
                                                      Lorenzo

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