Sono
su una dolce collinetta, con un fantastico parapendio, dal quale si lanciano
gli appassionati del volo con gli aquiloni, che veleggiano quietamente nella
trasparenza del cielo primaverile.
Con
me vi e’ un contadino che mi affascina con le sue riflessioni semplici , fatte
di ricordi e vocaboli strani. Ricordo quando mi disse che il luogo, da noi calpestato, era “impastato “ con molteplici corpi di
antichi guerrieri, morti per difendere
le loro case. Quel vocabolo mi restò impresso nella memoria, soprattutto perché
pronunciato da un contadino. Ma poi mi allontanai, restandomi fissa nella mente
l’immagine di tanti “impastati” nella
terra.
Mi
interrogai sulla dimensione terrigena dell’uomo: creatura sublime ma amalgamato
con la terra, che poi finisce per confondersi con essa. Sentii, sotto i miei
piedi, la via di tanti uomini periti in guerra, che mi sollecitavano a ricordarli. L’essere
umano è un impasto di terra, con un alito che lo rende celestiale.
Camminavo
sul prato della collina con la sensazione di essere trasportato dai mille
guerrieri che mi dicevano:
«
Noi siamo qui, non ci calpestare,
immemore delle nostre vite! » .
Lorenzo

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