VOLERE VOLARE
Si sentiva ripetere, tutti i giorni,
dall’alba al tramonto, dai suoi:
- Abbiamo ben ragione di reputarti un
poco di buono: non sei nemmeno capace di volare. Per questo ti cacciamo di
casa. Non servi, vattene !
Povero,
piccolo gabbiano !
Gli
mancava la forza nelle ali per spiccare il volo e spaziare in alto. Aveva
paura, gli prendeva l’ansia delle altezze.
Lasciò
la sua casa, chiudendosi nella sua vita inconsistente, inqualificabile. Se ne
andò affrontando un percorso ancor più doloroso e triste. Chi l’avrebbe
accolto, compreso, amato ? Chi gli avrebbe aperto il suo cuore per donargli
coraggio e vigore? Camminava saltellando sulle sue zampetto, con la testa bassa
e il becco proteso in avanti. mormorava dentro di sé parole cariche di
ardimento, per svegliare la sua volontà a operare: “ volere volare… volere
volare… “.
- Dài, ce la puoi fare, se vuoi ! –
gli gridarono in coro degli uccelli migratori.
Passavano
su di lui, invitandolo a raggiungerli.
E
il gabbiano si ripeteva: “ volere volare … volere volare… “ , battendo le ali
sempre più velocemente, finchè prese il via, staccandosi dalla terra e
innalzandosi verso il cielo azzurro.
Volava,
insieme a quelle oche selvagge, volava su, su, in alto, incontro al sole. Era
felice di volare.
Quante volte ti senti incapace di
affrontare la vita, di ricominciare. Il gabbiano ti suggerisce: “ volere
volare “ … e se tu vuoi … vola !
Inco

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