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giovedì 15 ottobre 2015

Riflessioni semplici sull'albero: il tronco



Riflessioni semplici sull’albero

Il tronco

Ho spostato la mia riflessione sul tronco dell’albero e ho percepito il flusso della linfa  verso l’alto; ho sentito come questo transito fosse l’aspetto religioso dell’uomo. Egli sente il bisogno di salire verso una dimensione che non sia quella della terra. L’andare oltre la sfera delle proprie radici e proiettarsi in un’ascesa continua è il compito della propria natura umana. Non ci si arresta sulla terra come, come impulso vitale, si sente il bisogno di raggiungere il cielo. E lo facciamo nei mille modi  con cu proiettiamo verso le zone superiori. Diventano poi pretensione verso la verità, che ogni uomo sente come conoscenza, oppure come armonia, od anche come il raggiungimento di un trascendente vissuto che poi si traduce in chissà quale forma di ritualità, ecco quello che ho sentito guardando il tronco dell’albero. 

Ho pensato nelle infinite varietà di religiosità, ma tutte protese, come una linfa vitale, vero l’alto, che poi, in cima, si apre alla molteplicità dei rami. Una religione che scivola verso le altezze. Ed io mi sentivo tutto preso da questo travaso che dalla terra raggiungeva l’infinita volta celeste.
                                                               Lorenzo

martedì 13 ottobre 2015

La matita bicolore



LA MATITA BICOLORE
 
Ciò che resta, nella mia memoria, è il ricordo di quella grossa matita che segnava, inesorabilmente, gli errori più o meno gravi in rapporto al colore adoperato: rosso per il leggeri, blu per i gravi.

Rivedo tutti quei compiti scritti, giudicati da quei due colori e accompagnati da un voto ben marcato, color rosso dal 6 al 10 e blu dal 5 allo zero.
È vero, quella matita si sentiva importante, sia per il suo uso bellico che per quello pacifico. Vantava anche la sua originalità: era bicolore.
Io leggevo in essa tutta la sua ironia, il modo di far valere il suo ingegno, la sua quotata intelligenza e bravura. Poveri fogli, condannati ad essere tante volte umiliati e bistrattati ! Felici, invece, quelli premiati con bellissimi voti e lodi.
Avevo fatto l’esperienza di quella fatidica matita colorata. Era entrata nella mia vita senza volerlo. Ha percorso la mia strada in quegli anni di studio: anni belli, brutti ma preziosi, per la mia crescita umana e culturale. Mi sentivo accompagnata, ogni giorno, posta a continuo giudizio, però, mi appassionavano tanto quei due colori, così ben evidenziati.

Quante volte si giudicano gli altri in base alla spinta che colora il nostro orizzonte, con i toni dell’approvazione o della condanna.
                                                   Inco

sabato 10 ottobre 2015

Il sorriso del dente



IL SORRISO DEL DENTE

Pareva che avesse un male congenito: non sorrideva mai. Nei primi anni di vita, la sua culla era popolata di ninnoli e giocattoli d’ogni genere per provocargli un sorriso piccolo, come lui, o appena accennato. Niente da fare. Restava di ghiaccio, impassibile. Eppure lo avevano chiamato Ridolino. Forse un augurio o un cattivo presagio ? 

Ridolino non rideva mai. Diventava sempre più tenebroso ed il suo volto era tirato e triste. Man mano che cresceva, si acuiva il suo atteggiamento nebuloso, rigido e severo. Si mostrava scontroso con chi lo avvicinava e, stranamente, amava la compagnia di persone burbere. Con loro trascorreva il suo tempo e s’inoltrava nelle loro conversazioni, cariche di pessimismo e di insofferenze.
Aveva questa convinzione:
« Il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi ».
Questa era diventata la sua legge di vita. Per essa si era spento al sorriso fin dalla tenera età. Diventato anziano, con un solo dente, incontrò un giorno, per caso, un uomo che portava il suo stesso nome, però, gli faceva onore. Era ilare, sorrideva di cuore e infondeva gioia in chi lo avvicinava. Egli si stupì nel trovarsi di fronte ad una persona mesta.
Gli chiese:
-   Che hai, amico ? Perché sei scuro in volto ?
L’altro nascose la verità dietro l’unico dente che gli era rimasto in bocca, dicendo che lo impediva di sorridere.
Si sentì rispondere:
-   Un dente solo ? Sorridi almeno con quello!
E lui, finalmente … sorrise.

Il sorriso è una piccola cosa, per chi lo dona, ma una cosa immensa per chi lo riceve.
Apri il tuo cuore al sorriso!

mercoledì 7 ottobre 2015

Un appoggio sicuro



UN APPOGGIO SICURO

Il sole è già alto nel cielo sereno, solcato soltanto da una soffice nuvola bianca, vagabonda. Essa si lascia sballottare dal vento e spingere, qua e là, senza opporre resistenza.
Intanto un fiume scorre a valle scomparendo, a tratti, nei canneti. La corrente trasporta la sua acqua chiara e fresca che tocca le gioiose note scritte sul pentagramma musicale.
E c’è un giovane che tenta di passare, a guado, il rio, mosso dal coraggio dell’avventura. Va avanti, appoggiandosi ad un bastone nodoso. Ha fretta di raggiungere l’altra riva, vuole quasi anticipare il passaggio, si sente sicuro, per cui decide di lanciare lontano quel sostegno. Alzando il braccio, scorge seduto sull’altra sponda, un anziano che gli grida:
- Ragazzo, non gettare il tuo bastone, prima di aver attraversato il fiume !
All’improvviso il giovane si sente trascinare dalla corrente. Il bastone diventa allora il suo mezzo di salvezza, avvalorato dalle parole udite prima. Con esso riesce a vincere la forza impetuosa delle acque e a raggiungere l’altra riva. Ha faticato molto e temuto per la sua vita ch’era appesa ormai ad un filo. Credeva di farcela da solo, ma ignorava le insidie del fiume.
Il detto di quell’uomo saggio lo aveva raggiunto proprio nel momento in cui lui si era appoggiato alla propria presunzione, che all’ esperienza vissuta da chi aveva attraversato quella insidiosa corrente d’acqua.

Non fidarti mai solo di te stesso, nelle difficoltà della vita !
L’altro è il bastone che Dio ti dà per aiutarti.
                                                  Inco

sabato 3 ottobre 2015

Gira e rigira



GIRA E RIGIRA

Il canarino non riusciva più a tollerare quel rumore assordante,  era furioso.

Invece il criceto era tranquillo nella sua gabbia. Se ne stava lì, immobile, con le zampette aggrappate ad una ruota, che faceva girare vorticosamente, senza interruzione. Ed era pure felice, con un’ aria paciosa e … di piombo. Quel gioco irrefrenabile lo teneva occupato.

L’uccellino, disperato , alzò la voce:

- Com’è possibile trovare riposo in questa notte tormentata ? Che chiasso ! Da quando sei venuto tu non ho più pace. Sono giunto al limite della sopportazione, non rispondo più di me stesso.

Aho! Parlo con te. La smetti ? Silenzio !

Niente da fare.

Manco a farla apposta, passò da quelle parti un gatto selvatico e il canarino lo supplicò:

-  Ti prego, apri la sua gabbia, per pietà, e lascialo andare dove vuole, quel fissato.

Il micio accettò solo perché aveva un altro intento. Ma non si sa come e perché il criceto si trovò fuori e lui dentro, chiuso ermeticamente.

Quel piccolo animale era stato più furbo. Così il gatto, buggerato, aveva occupato il suo posto in quella ruota che ava ripreso a girare, follemente, ancor più di prima.



Quando pensi di volerti liberare di una difficoltà, sta pur certo che te ne capiterà un’altra, forse peggiore. E allora ? Cerca di superare con pazienza quella che hai.
                                                        Inco