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lunedì 18 agosto 2014

Pensiero del giorno - 18 agosto 2014


sabato 16 agosto 2014

Povertà




POVERTA’

   … « assumo
         la tua forma »

 

La povertà prepara un’attesa: attesa di luce nel tuo buio. Per questo esige uno svuotamento interiore continuo.
Allora, vuota, ogni sera, la tua anfora che è l’immagine del tuo cuore e riempila, agli albori del nuovo giorno, di cose piccole e semplici: cose nuove.
Avverrà così l’incontro stupendo della tua umanità con l’immensità, del tuo essere niente con la pienezza dei doni del cielo. 

lunedì 11 agosto 2014

Vademecum - Iris


 
IRIS

 

CHIAMATO A SIMBOLEGGIARE

LA MEDIAZIONE



Era giunta l’estate e il sole non esitava ad infuocare l’aria e la terra, favorendo lo sbocciare dei fiori di quella stagione.
Voglio presentarti un fiore, l’iris che, di solito, preferisce vivere in un luogo ben soleggiato, come sua esigenza colturale.
Iris è un nome greco che significa arcobaleno. Il suo appellativo, infatti, dipende proprio dalla molteplicità dei suoi colori che si abbinano in modo meraviglioso.

Vuoi sapere cosa accadde, un giorno, in un giardino ?

sabato 9 agosto 2014

Immolare




IMMOLARE


… coniuga nella nostra vita

il verbo immolare

 
Una bellissima e significativa storia di Leonardo da Vinci mi inoltra nel sentiero delle mie « Parole semplici », per raggiungere, ancora una volta, l’uomo nel suo essere « dentro »: il suo stato interiore e l’esperienza concreta di fatti vissuti, come la pietra focaia percossa dall’acciarino.
In tal modo, siamo colpiti dagli eventi della nostra vita. In questa realtà dolorosa si nascondono, però, cose stupende che scopriamo solo dopo i loro vari passaggi.
 

Tanti auguri Inco!


martedì 5 agosto 2014

Vademecum - Papavero



PAPAVERO

 

« Sono il simbolo
della consolazione »
 
 
 
 
      Giugno: è arrivata l’estate con il suo sole cocente che fa maturare i frutti.
Nei campi estesi e soleggiati, le bionde spighe, ritte sui loro lunghi steli, sono già piene di chicchi, pronti per essere macinati. Ogni sera, nell’ora del tramonto, assisto al meraviglioso spettacolo del loro ondeggiare: il vento, con il suo soffio le culla dolcemente cantando la sua canzone.
Ed esse emettono dei suoni che diventano parole cariche di poesia che si mescolano a quelle dei tanti papaveri. Tutta la grande distesa si abbellisce di armonie ed emergono tanti puntini rossi che si fondono con il grano, dando alle spighe un tocco di varia melodia e riposo.
Mi lascio catturare da uno di loro, più intraprendente degli altri. Ha una storia da raccontarmi. Mi chino verso di lui e ascolto ciò che mi dice nel segreto. Non ama farsi udire dagli altri. 
« Sono il simbolo della consolazione e te ne voglio dare atto. Qualche giorno fa c’è stata una grandinata. Che spavento ! Non sapevamo come ripararci. Una gelida pallina di ghiaccio insensibile ha colpito a morte lo strumento musicale di un povero grillo, mentre lo accordava per utilizzarlo nel suo concerto notturno. Questi era desolato e se ne stava aggrappato al mio stelo, impaurito e impietrito. Il dolore lo aveva colto di sorpresa e aveva perso la parola.
Non rattristarti, mio piccolo amico – gli ho detto – vedi il cuore del mio fiore a forma di tamburello ? Fanne un tuo strumento per accompagnare il tuo canto ! La mia idea geniale gli ridiede vita.
Provò il suo nuovo strumento ed ora, con gioia, lo vedo ogni notte al suo posto di lavoro che suona sorridente, battendo il tamburello con due dei miei stami, usandoli come bacchette. È felice.
Nel mio cuore ha trovato la consolazione .
È proprio vero che, per dare un sorriso a chi è nel pianto, bisogna saper perdere qualcosa, cui teniamo tanto.
A proposito, voglio invitarti questa notte ad assistere al concerto dei grilli canterini e al grazioso ballo dei papaveri rossi, che ondeggiano timidamente, confusi in mezzo al grano ».
                                                                  Inco
 
 

sabato 2 agosto 2014

Passi




 
 
 
PASSI

… una mano pietosa

che ti raddrizza

 
       « La tartaruga
Mentre, una notte, se n’annava a spasso,
la vecchia Tartaruga fece er passo
più lungo de la gamba e cascò giù
co’ la casa vortata sottoinsù.
Un Rospo je trillò: - Scema che sei!
Queste so’ scappatelle
che costeno la pelle…
-         Lo so: - rispose lei -
ma prima de morì vedo le stelle». (Trilussa)
 
Quante volte diciamo, a chi, dopo aver compiuto volutamente scelte sbagliate: «Ti sta bene! Hai fatto il passo più lungo della tua gamba ».