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sabato 31 gennaio 2015

Ma è già primavera?





MA…  E’ GIA’
PRIMAVERA ?

 Ogni mattina, all’alba, inizia un nuovo giorno che dona alla natura un’ aria di festa. È tutto un risveglio, in una grande pineta, dove i raggi solari, folleggiano tra gli alberi, attraversandoli, divertiti.

In essa crescono pini giganteschi, ad ombrello, che offrono una benefica ombra e tanta frescura nella calda stagione. Quante specie di uccelli ospitano e quanti nidi di uccelli stringono tra i rami sempreverdi! Essi restano fedeli testimoni di queste vite così fragili, ma anche così gaie per i loro cinguettii diversi. Conoscono le loro storie, vivono e partecipano ai loro momenti gioiosi e tristi. In questo luogo regna sempre la quiete e l’armonia.


Una notte, però, qualcuno venne a turbare questa pace, bruciando aghi secchi di pino con l’intento di provocare un incendio. Questi alimentarono il fuoco sotto gli alberi che s’innalzarono al cielo come gigantesche fiaccole accese . Si sviluppò un enorme rogo. In ogni punto si udiva un crepitio continuo come un triste e cupo lamento. La pineta esprimeva, in tal modo, il suo dolore. Le fiamme spogliavano il rami dalle loro foglie aghiformi che, ora, difendevano soltanto pigne fiammeggianti. Gli uccelli, impauriti e disorientati, fuggivano in direzioni diverse, senza una meta, costretti ad abbandonare i loro nidi e i loro piccoli, incapaci di volare.

Mi chiedevo il perché di tanta violenza e capivo che non c’era una risposta a questa domanda: essa moriva in se stessa.

E la pineta, intanto, continuava ad ardere: le fiamme devastavano ogni cosa e cancellavano quegli alberi fieri e maestosi, con la testa vicina al cielo.

Cosa accadeva, poi, a quei poveri animali che abitavano le profondità della terra ? Correvano come impazziti, in cerca delle loro tane, per trovare riparo per sé e per i loro piccoli, ma il fuoco li imprigionava.

       Passarono un po’ di giorni, e un mattino si affacciarono da una tana sette topolini, col musetto rosa, vispi e graziosi. Spiarono, con i loro occhi neri, il paesaggio desolato e provarono afflizione perché sentirono il peso della solitudine. Fortunatamente essi si erano salvati, grazie all’aiuto di una volpe la quale, vedendoli soli ed indifesi, rinunciò a loro come suo pasto abituale e li adottò come suoi cuccioli, avendo perso i suoi. Eccola uscire dalla tana, curiosa di vedere cosa ne era della sua pineta. Provò dolore e strinse a sé i topini ancora intimoriti, offrendo loro protezione e calore materno.

All’improvviso, però, accadde un fatto prodigioso. Le pigne, che il fuoco aveva dischiuse, liberarono i loro semi, i pinoli. Questi si lanciarono nel vuoto, come tanti paracaduti. Sembravano tanti fiorellini che il vento trasportava, que e là, con il suo soffio delicato. Era una scena bellissima !

I topolini chiesero alla loro mamma  adottiva:

« Ma… è già primavera? ».

E si divertivano a rincorrere quei semi alati, che cadevano sulla terra bruciata, cercando un posto dove collocarsi per germogliare.

Passò la fredda stagione e giunse la « vera » primavera. I tronchi degli alberi affumicati erano stati rimossi e la legna era servita per riscaldare tante case. I semi addormentati, sotto la coltre di neve, erano germogliati e davano inizio alla rinascita. Quanti piccoli pini, nati da essi, hanno preso vita e ricoprono ora il terreno bruno della vecchia pineta, felici tra i fiori primaverili, che danno un tocco e ridente al paesaggio.

Gli uccellini sono ritornati con l’armonia dei loro versi, intenti a costruire nidi per i nuovi arrivati.  E la volpe, con i suoi topini, scorazzano per i sentieri, inseguendosi gioiosi. I raggi del sole riprendono a dilettarsi tra i rami degli alberi con i loro riflessi.

I vecchi pini bruciati hanno lasciato, in questo luogo, una parte della loro vita che l’incendio aveva risparmiato. Essi restano presenti in quelle giovani vite, cariche di ardore e di forza. Ecco il segno dell’amore racchiuso in una promessa di novità e di trasformazione.



Ricorda
La vita è più forte della morte,
anche se questa sembra prevalere.
E’ vero, sì, che esistono
momenti nella tua esistenza
in cui t’accorgi che le tue forze
vengono meno.
E, se le prove sono come il fuoco
che consuma le cose più belle che vivi,
non è così per quelle vere e profonde.
C’è una parte di te,
conservata nell’intimo,
che viene fuori
e ti rigenera a vita nuova,
come il piccolo seme …
Allora, coraggio,
non perderti d’animo:
è già primavera!

                                   Inco

1 commenti:

marcello ha detto...

E’ scritto:
“mi chiedevo il perché di tanta violenza e capivo che non c’era riposta a questa domanda: essa moriva in sé stessa”
Natura ed azione umana messe assieme.
La natura fa il suo corso, la natura talvolta incendia lei i boschi, per i quali di frequente l’incendio è un bene, forse meno per i suoi abitanti uomini o animali, o per chi ci abita vicino, malissimo quando l’uomo distrugge le foreste per finalità speculative.

Per l’azione umana provo a dare una risposta, occorre sempre cercarne una quando si tratta di azioni umane dannose, se vogliamo provare a migliorare.
La risposta può essere una malattia mentale, o, più probabilmente, la confusione mentale prevalente, confusione nel senso che le idee in circolo sono tante e contrapposte, che il senso comune della collaborazione tra uomini è al minimo, che si è ridotta la capacità mentale di ragionare oltre al momento presente, di cercare di prevedere le conseguenze delle nostre azioni.

E dunque il lieto fine del racconto non può essere una consolazione, a meno che l’incendio doloso non sia stato appiccato da un guardaboschi per favorire la natura.

Ma non penso che ci si possa fermare qui.
Riceviamo tante cattive notizie, sappiamo che molti sono ai limiti della sopravvivenza, perdono il senno e talvolta fanno ben di peggio che incendiare un bosco.
Possiamo mai stare ad osservare senza qualche tentativo di riscossa, senza qualche tentativo di aiutare gli altri a comprendere la situazione, cercando assieme di trovare un ideale che dia interesse e valora anche alle loro difficoltà?
Spero che la risposta sia no.

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