Avevo contemplato un gabbiano che volava alto. Lo guardavo con grande interesse perché sentivo nel mio
cuore tutte le cose che aveva visto nel suo lungo volo.
Aveva
sorvolato il mare, con la distesa delle sue acque increspate dalle onde, nate dal vento. Ho
pensato, con curiosità, alle cose che aveva, osservato: alla statua in mezzo al
mare, alle barche che attendevano i marinai, desiderosi di avvicinarsi a quelle
spiagge che portavano sapori misteriosi. Ho sentito il suo volo lontano e la
sua ansia di raccontarmi la sua vita di volo.
Ed
ecco cosa ho capito da quel gabbiano.
Allontanarsi dal mondo
per vedere la
realtà che ci circonda
con occhi di luce.
Una buona visione del reale comporta che ci troviamo
a una certa distanza dalle cose che contempliamo. Vedere la realtà è avere gli
occhi alla giusta distanza. Il volo di quel gabbiano mi sembra la distanza
giusta per contemplare tutto quello che captava con la vista.
Questo mi ha portato a considerare quanto sia
importante vedere le cose dalla giusta distanza.
Avvicinarsi con delicatezza
alle disgrazie del prossimo.
Il nostro itinerario incontra varie occasioni di
aiuto. Come il gabbiano che si poggia sulla testa di quella statua, corrosa dalla
salsedine del mare. Siamo tutti chiamati a venire incontro ai bisogni del
nostro prossimo, secondo la misura delle nostre possibilità. Ecco perché
dobbiamo valutarci alla luce della fede che Dio ci concede.
Se non conosciamo quanto il Signore ci ha donato, difficilmente sapremo osservare la carità che
risolve i problemi degli altri.
Vedere con
gli occhi di Dio
Tutto questo esige, necessariamente, avere una visione
superiore a quella puramente umana, cioè vedere con gli occhi di Dio. Possedere
tale vista è vedere alla radice i mali che
affliggono l’uomo e guarirli profondamente.
In breve: chi riesce a vedere come vede Dio, non resta
inerte dinanzi alla malattia ma sente la forza di guarirla.
Lorenzo

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