LE DUE RUOTE
Si era
proclamato, da solo, re della fattoria. Era sempre ingrugnato e ben corazzato,
per essere pronto ad ogni attacco, gonfio di se stesso e fiero. Andava su e
giù, avanti e dietro, facendo vanitosamente una ruota poco appariscente, con le
penne della coda. Poi, affrettando rapidi passi isterici, emetteva il suo
ridicolo verso.: Glu … Glu …Glu …
I pulcini,
impauriti, correvano a nascondersi sotto le ali della chioccia, per essere al
sicuro.
Quando passava,
superbo e altezzoso, esigeva che gli si cedesse il passo e gli si desse il
saluto a capo chino. Insomma, chi era questo soggetto strano ? Si presentava
come un generale in pensione, il vecchio tacchino. Gli era rimasta dentro la
forza del comando, solo che nessuno gli obbediva, anzi lo canzonavano e gli
ridevano appresso, poveraccio, ma niente lo turbava.
Un giorno, però,
arrivò alla fattoria, un vanitoso pavone. Il tacchino corse a dargli il
benvenuto. Intanto non cessava di darsi delle arie, facendo la ruota e metteva
in luce il suo potere regale,
il pavone non si
scomponeva affatto, lo guardava sdegnoso e con sufficienza. D’improvviso la sua
coda si trasformò in una ruota bellissima, da lasciare tutti attoniti. Iniziò a
camminare intorno al tacchino, pavoneggiandosi e dicendogli:
- Ora
fatti da parte, amico, perché il re sono io. Vedi, è questione di ruote: la tua
contro la mia.
Allora l’altro
gli si avventò contro, strappandogli una piuma dalla coda. Poi la distese per
terra e disse al suo rivale:
- Sì,
me ne andrò, ma usandoti prima come tappeto.
Mosse i passi su
quella piuma elegante che, però, metteva in risalto, ancor più la sua
goffaggine.
Non c’è limite per la vanità.
Troverai sempre qualcuno più vanitoso di te.
Inco

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