Riflessioni
semplici sull’albero.
Le radici
Ho meditato sull’albero e la sua
convergenza con la mia vita. Anch’io mi sento legato a questo mondo con delle
radici che succhiano linfa vitale . Le mie sono radici invisibili profonde e
vivono nascoste nel buio del mio essere. Non appartengono ai fatti spiegabili
perché sono espressioni di una realtà non definibile. Ci proverò comunque.
Le nostre radici interiori hanno tre
dimensioni: il silenzio, l’abisso
l’eterno.
Il
silenzio
Da non confondere come mancanza di
parole, ma come ambiente dove maturano le parole. Il silenzio di cui parlo può
essere delineato come l’ambiente misterioso in cui ci sentiamo in una totale
relazione con tutto ciò che ci avvolge. Parliamo senza parole. Comunichiamo in
modo ineffabile senza articolare voci. Non saprei definirlo meglio. Il vero
silenzio è denso di comunicazione, ma non si esprime in un linguaggio
convenzionale. Le nostre radici succhiano relazioni nel buio profondo del
nostro essere. Siamo figli del silenzio, ma non di quello che è assenza di ogni
comunicazione.
L’abisso
Non trovo un altro vocabolo adatto
per far capire quella dilatazione interiore dell’intimo umano dove non esistono
limiti. Si è in quello “spazio” in cui viviamo l’infinito, il bisogno di non
essere allo stretto, dimensionati né dal qui, né dall’ora, né da una fine.
Superare ogni cattività e vivere avendo non più le strettoie del finito. Non ci
sono cadute, anche se si vive in libertà di movimenti. L’uomo è un abisso che
divora ogni limite.
L’eterno
È l’aurora senza l’ansia del
tramonto. È il vivere senza fine, che è il miglior modo per essere in un
perenne presente e non sentire la premessa di un termine. Dove esiste una fine
anche il principio diventa angoscioso, perché è in attesa di una fine. Concludere
è sempre distruggere l’inizio. Tutto questo lo vivo intensamente e vorrei
comunicartelo.
Lorenzo





