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mercoledì 9 novembre 2016

NOVITA' - Un nuovo itinerario spirituale



NOVITA’
Un nuovo itinerario spirituale.

 
E’ da un certo tempo che sto riflettendo su alcune realtà interiori che mi piacerebbe comunicare, anche se ho la vaga sensazione di parlare di fatti non del tutto verificabili con le svariate percezioni che vivono le persone. Si tratta di esperienze di profonde percezioni che definirei  come «l’amorfo indescrivibile» che difficilmente potrà essere tradotto in un linguaggio semplice da poter valutare insieme.
Comunque io proverò a comunicare questa mia esperienza spirituale, che mi ha aperto il varco verso un sentiero che, a mio modesto giudizio, appartiene a un itinerario di spiritualità di notevole rilevanza interiore.
Ho sempre pensato ai grandi itinerari spirituali che sono stati tracciati da s. Ignazio di Loyola, o da un grande santo come Alfonso de’ Liguori, senza arrivare alle inarrivabili altezze di s. Giovanni della Croce o s. Teresa Edith Stein, giganti dello Spirito. Mi sono anche rifatto al piccolo sentiero di s.Teresa di Lisieux, ma tali esperienze le ho potuto confrontare con quello che il Signore mi ha fatto conoscere il quale, essendo rivelato a un poveraccio come io sono, non poteva se non appartenere alla categoria di … «miserabili». Non avendo competenze spirituali notevoli, ma avendo avuto come dono supremo l’essere stato saggiato da una grave malattia del sangue, ho pensato bene comunicarvi le mie piccole miserie interiori. Ho la segreta speranza che quanto dirò possa essere di giovamento ad alcuno, visto che si tratta di vivenze di piccola portata spirituale che, però ho potuto definire «l’amorfo indescrivibile». Si tratta di raccattare nel proprio intimo quanto, come lo definisco, un qualcosa di non definibile in piccolo o grande, in esaltante o deprimente, ma semplicemente aver vissuto ciò che non ha alcun valore ( almeno così lo vivo io ), ma doloroso perché Dio lo carica di esperienza interiore. E’ da Lui che lo accetto e vivo, ben sapendo che altro non posso percorrere se non un cammino di grande povertà.
Questa premessa è necessaria per non far apparire le mie riflessioni, come un cammino di un povero peccatore che vorrebbe aiutare i suoi simili. Lo sbocco di tutto questo pensiero è nella certezza che anche questo itinerario appartiene all’amore di Dio.

                                                   Lorenzo

sabato 5 novembre 2016

Il tempo della vita


IL TEMPO
DELLA VITA
 
Era arrivata all’età veneranda di cento anni una simpatica vecchietta e ricordava ancora il suo umile lavoro di gioventù: avvolgeva gomitoli dalle matasse di lana.
Un giorno disse a se stessa:
« Vuoi sapere, Violetta, quanto tempo ti resta da vivere? Misura i capi di lana secondo la lunghezza del tuo braccio ».
Pensava, in tal modo, di poter trovare una risposta. Iniziò a svolgere un gomitolo rosso, molto logoro, ma si accorse solo alla fine della difficile impresa, perché la lana ammatassata si era imbrogliata, formando tanti nodi. Ad ogni nodo le toccava tagliare un pezzo, fuori misura. Così rimase solo con un pezzetto di lana, lungo quanto un mignolo.
La vecchina ebbe un sussulto. Tremò di paura pensando alla sua morte imminente. Poi di colpo esclamò con gioia:
« Che sciocca, come posso pretendere di misurare il tempo terreno con quello celeste? Voglio entrare nel tempo di Dio che è eterno! ».
E, così, vive felice nell’attesa di andare lassù, per sperimentare l’eternità del suo Dio.
                                      
                                                Ti prego ...

Eterno Dio,
io non so quanto tempo Tu mi hai donato
                      per sostare in questo mondo.
Quaggiù, misuro il tempo
dalle cose che passano:
la mia età, le stagioni,
gli anni, le ore,
tutti gli istanti vissuti
con gioia o con dolore.
Lassù esiste soltanto il tuo infinito.
Tu sei l’eterno presente
ed io mi sento assorbito
da quel futuro
che durerà per sempre,
perché il tuo tempo,
Signore dei Cieli, è senza fine.
Fammi vivere, ora,
questo mio tempo terreno
con lo sguardo fisso
alla tua dimora celeste,
laddove il tuo amore immenso
quando Tu, un dì vorrai,
mi accoglierà con gioia.
Allora resterò con Te,
eternamente.
                                    Incoronata

sabato 29 ottobre 2016

Una pioggia dal cielo


UNA PIOGGIA

DAL CIELO





C’è un velato senso di tristezza, stamane, nel giardino.
La nonna se n’è andata prima dello spuntare dell’alba: una morte inaspettata. Era lei che si prendeva cura delle sue aiuole fiorite in modo perfetto e con amore: nessuna delle aiuole sa dell’accaduto.
Ora sorge il sole, accompagnato dai suoi raggi. In questo mattino particolare, ecco scendere giù dal cielo una pioggia di farfalle le quali si posano sui fiori che emanano un profumo delicato. Come sono leggiadre e belle! Ma poi restano inerti, con le ali ferme, il volo sospeso. Questi, stupiti, si chiedono l’un l’altro:
« Che succede? Perché le farfalle non volano più? Perché mai non si sentono attratte da noi? ». 
Non segue alcuna risposta, tranne quella di un colombo che passa da queste parti, per caso.
« Ma non vedete? Sono solo pezzetti di carta, lanciati da un velivolo che attraversa lo spazio e che vengono giù, con leggerezza, come farfalle portate sulle ali del vento. Ognuno di essi porta una scritta:
« Siate lieti, miei piccoli fiori e sorridete alla nuova luce che nasce! ».
La nonna aveva detto alla sua famiglia, prima di morire, queste parole:
«Miei cari, quando un giorno me ne andrò lassù, fate cadere sulla terra, una pioggia di farfalle per invitare i miei fiori ad omaggiare al buon Dio tutto l’amore che ha avuto per me.»


                                      Ti prego
 Inizio ogni mio giorno,
Dio della vita,
con una pioggia di grazie
che riversi su di me
dal tuo cuore divino.
Ogni piccola goccia
mi porta il tuo amore.

Io lo vedo presente
in ogni mio istante
che viene, che vivo
e che passa
nel silenzio denso di pace,
o carico di affanni.
La mia storia umana
è come Tu l’hai scritta
fin dall’eternità
e come poi si svolge
sulla via del tempo.
Aprimi alla tua voce,
bagna della tua luce
la mia anima anelante.
Preparami alla gioia
del tuo Cielo infinito,

Dio della mia attesa.

                                                             Incoronata

venerdì 21 ottobre 2016


L’OMINO

DI PAGLIA



In un bel campo, al primo albeggiare, fiorirono i girasoli. Vennero raggiunti, poi, ad uno ad uno, dai raggi del sole che era apparso maestoso dietro la collina.

Certo, ora, c’era bisogno di un guardiano per proteggere i loro semi oleosi, dall’invasione degli uccelli. Il contadino pensò ad uno spaventapasseri di paglia. Aveva la testa di iuta, due occhi buoni ed una bocca ridente, un vestito semplice ed un cappellino. L’uomo gli affidò i suoi bellissimi fiori, ma i volatili non lo temevano affatto, anzi gli rubavano perfino la paglia per costruire i loro nidi per le future nidiate.
Temevano, invece, i girasoli che si muovevano secondo i ritmi dell’astro solare.

Dicevano allo spaventapasseri, che ne soffriva tanto:

« Non preoccuparti per noi, abbiamo il sole che ci protegge e che ha cura dei nostri semi, facendoli indorare con la sua luce e il suo calore ».

L’omino di paglia sentiva tutto il peso della sua inutilità ed era triste. Incominciò a provare gioia solo quando vide tanti uccellini che andavano e venivano, sottraendogli parte del suo corpo. Allora, valeva a qualcosa la sua vita!

A maturazione dei semi, i girasoli vennero raccolti. Non mancava neanche un seme e non per merito del guardiano. Il contadino, però, notò alcuni uccellini che tenevano nel becco gli ultimi fili di paglia. L’omino non c’era più. Erano rimasti di lui soltanto il vestito e il cappellino sulla testa sempre ridente, che dava un tocco felice al campo spoglio. Aveva offerto la sua vita a tutti i piccoli che sarebbero nati in quella stagione.    

                 

                                                                           Ti prego  

       Quante cose  m’insegni, Signore,
venendo dietro Te!
La voce della preghiera
mi chiama a volgere
il mio cuore dove Tu sei,
come i girasoli
che si lasciano attrarre
dalla luce del sole.
L’ora del dono, poi,
mi porta verso gli altri
come lo spaventapasseri
che si lascia rubare la paglia
dai molti uccelli.
Pregare e donare:
è ciò che ora vivo
nel silenzio del mio tempo
dedicato, continuamente, a Te.
Ecco due modi di offrire:
i semi e la paglia,
la ricchezza e la povertà
immolate entrambe.
I semi vengono torchiati
per ricavare l’olio;
la paglia viene beccata
per costruire nidi.
Mio Dio, io so che Tu,
nel profondo del mio essere
hai posto due realtà
che generano amore.
Mi dai così il senso di vivere,
con gioia intima,
in quest’angolo di mondo
dove un giorno m’hai collocato.
  
                                                                                                    Incoronata