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mercoledì 28 ottobre 2015

Il delfino di pietra




IL DELFINO DI PIETRA

Sono entrata, un giorno, in un meraviglioso giardino, attratta da un qualcosa che mi sfuggiva. Quante aiuole fiorite e piante lo adornavano! Il sole vi passeggiava, irradiando la sua luce e contemplando una fontana particolare. 

Questa era irrorata da tanti zampilli. Il più originale era quello di un delfino di pietra, che spruzzava acqua dalla bocca in una grande vasca. In essa nuotavano molti pesciolini di colori e specie diversi. Giravano in tondo nel fontanile circolare. I piccoli giocavano a tirarsi la coda o a nascondersi nelle rocce giacenti nel fondo. Si sentivano come protetti da quel grosso animale marino e amavano mettersi nel punto in cui il suo getto d’acqua picchiettava la superficie limpida e fresca della fonte, creando tante bollicine frizzanti e gioiose.
Gli domandavano: 
-   Perché sei sempre fermo in quel posto ? Te ne stai là solitario a guardarci con un aria triste ed infelice.
Dài, vieni con noi, scendi da lassù !
Ma il delfino non rispondeva se non con i suoi spruzzi armoniosi. Era di pietra dura, esposta alle intemperie e all’inclemenza dei venti. Eppure sembrava un delfino vero, con i suoi occhi di vetro, color celeste. Trovava vita in quell’acqua che zampillava, donandola ai suoi piccoli amici.
La mia fantasia lo rivestiva di colori e di bellezza. Lo sentivo vivo. Mi guardava e mi parlava del suo mare, dei suoi salti acrobatici, delle sue avventure. Quel delfino di pietra era ciò che mi attraeva. Era presente dentro di me. Quando uscì dalla mia fantasia, lo rividi così com’era, però,  come se avesse assunto un’ aria felice.
Ritornò a proteggere quei pesci così buffi, con i loro occhi tondi e la bocca aperta, sempre pronta ad acchiappare qualcosa che io non vedevo. Egli era stato riammesso nel suo piccolo mare che accoglieva tutti i riverberi della luce del cielo.

Non fidarti della tua durezza!
Anche le cose inerti acquistano vita, se diventano un canale di bene per gli altri.
                                                      Inco

sabato 24 ottobre 2015

... E tutto ricomincia!



E TUTTO RICOMINCIA

In un pezzo di terra bagnata dal sole,  è stata abbattuta una vecchia quercia, di età secolare.
Era stata visitata, ogni giorno, dall’astro solare, accompagnato dai suoi caldi raggi che amavano giocare a nascondino con le sue foglie. È vissuto tanti anni, facendo dono dei suoi frutti agli animali che ne erano ghiotti: le ghiande. E gli uccellini avevano nidificato tra i suoi rami e lo avevano allietato con i loro gorgheggi e il pigolio dei loro piccoli.
Un tempo, era un magnifico albero, che offriva ombra nella calura estiva e riparo nelle giornate piovose. Ora, è solo un tronco desolato e senza vita. Immagine del dolore dei nostri tempi umani.
Povero albero !  E’ stato affidato alla pietà del vento che, con maestria, ha scavato con il suo soffio, un incavo nel tronco. Vi ha poi trasportato tanti grani di terra mista a semi. In questa primavera sono sbocciati i Non di scordar di me, dei fiorellini celesti. Sembrano stelline scese dal cielo per portare la gioia, legata ad un prezioso ricordo.
Tale ricordo è impresso, oggi, in questo luogo dove è il sole, che fa rivivere il tronco di quercia nella tenera e delicata bellezza di tanti piccoli fiori.

Ricorda che non  esiste nella tua vita un unico giorno, anche domani il sole splenderà.
È tutto ricomincerà a vivere.
                                                                   Inco

giovedì 22 ottobre 2015

Il silenzio nella parola



IL SILENZIO NELLA PAROLA

Così dice il saggio ad un suo allievo, alquanto chiacchierone:


- Tu credi che le tue parole hanno più valore del tuo silenzio? Spesse volte, la mente si perde nelle sue convinzioni alimentate dalla loquacità interiore e favorite, notevolmente, da quella esteriore. Essa è come un fiume in piena, pronto a straripare. Nella sua profondità cerca le sue certezze e non le trova.

Ricorda bene questo detto, amico caro:

« L’uomo che ha troppe parole, spesso non ha alcuna certezza ».

Stupito, il discepolo risponde:

- Maestro, ma tu mi togli la cosa più importante che ho, sulla quale poggia la ragione di tutta la mia esistenza: la parola. Il parlare in me stesso, con me stesso e con gli altri, arricchisce e sviluppa le mie capacità di conoscenza della verità,  illuminata dalla critica costruttiva, unita ad una intelligente mormorazione, che costituisce il lavoro di ogni normale essere umano. Il non vivere trainati dalle parole, è come essere disoccupati. Che scopo c’è nella vita ? Se togli la parola, cosa resta ?

Replica il saggio:
 - In tal modo è come annegare in un pozzo profondo di parole, che ti trascina nel suo abissale silenzio per, poi, spegnerti.


Ragazzo mio, impara invece a gustare il vero silenzio nella parola, a cercarlo mentre tu comunichi  te stesso agli altri, a viverlo in te nel momento in cui tu lo esprimi, con un linguaggio che nasce dal tuo cuore.



Solo il silenzio può imprimere, nella tua parola, il sigillo della verità.

Usalo, prima di parlare !
                                                        Inco

sabato 17 ottobre 2015

Luccichio nel buio



LUCCICHIO NEL BUIO

Era una notte buia e tempestosa. Si udiva forte l’urlo del vento, che scuoteva gli alberi, senza pietà, stanando le foglie le quali, tremando di paura, si cercavano tra loro per non perdersi di vista. Qualcuna veniva divelta dal suo ramo e trasportata nell’aria.

Lassù, nuvole nere avevano steso un velo davanti alle stelle, provocando in esse disorientamento e sconforto.
Si chiedevano:
-  Dove siamo ? Perché non riusciamo a comunicare con le luci sparse sulla terra ?
Il firmamento appariva spento, ma anche la terra aveva perso i suoi punti luminosi. Tutto era piombato nelle tenebre.
Solo nella foresta dei lupi ululavano, inserendosi nei fischi di quel vento sempre più incalzante e furioso. I loro occhi erano come fari accesi nel buio notturno. Un lupetto si staccò dal branco, dopo aver avvistato un riccio che attraversava un sentiero con i suoi cuccioli. Essi, però, non appena ebbero sentore della sua presenza, si raggomitolarono impauriti, diventano simili a palline che rotolavano.
Il cucciolo di lupo esclamò:
-  Perché mi sfuggite, miei piccoli amici ? Perché avete paura di me ? Io voglio aiutarvi.
E, con la luminosità dei suoi occhi li guidò per la strada ombrata ed essi lo seguirono, sicuri. Mamma riccio provò tenerezza per quel lupacchiotto così generoso, che finì per smarrirsi in quella foresta tenebrosa, dopo averli condotto alla loro tana. Smarrito e solo, lontano dalla sua casa, iniziò ad ululare tristemente. Nessuno lo udiva. Allora si accucciò accanto alla dimora dei suoi amici. Era diventata la sua nuova famiglia, da difendere e custodire.
Da quel giorno, ogni notte era di guardia. Si stabilì tra loro un amore profondo che crebbe con il passare del tempo.

Quando ti sembra che tutte le luci si spengono dentro di te, c’è sempre il luccichio di un punto luminoso che ti indica la strada.
Seguilo !
                                                     Inco