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sabato 6 settembre 2014

Operosità





OPEROSITA’

… « non m’ impedivano

di essere operosa »



« Il non far nulla è la cosa più difficile del mondo ».
È un pensiero che mi è capitato di leggere, sfogliando un libro. Pensavo fosse la cosa più facile, invece, è proprio il contrario. Un’ immagine che esprime l’operosità è quella classica della formica, con il detto: “ Va’ dalla formica, o pigro, e impara da essa… ».
Ogni nostra azione è volta a beneficio del prossimo perché nessuno può vivere per se stesso, ignorando l’altro e trascurando chi gli è accanto. Purtroppo, viviamo in una società dove non collochiamo l’uomo come centro di attenzione e di interesse.
Abbiamo tanto da imparare dal creato: le piante e gli animali, la loro presenza silenziosa e operante. È una scuola di insegnamento che detta al nostro cuore le leggi semplici, nascoste alla nostra ragione e invisibili ai nostri occhi.
Ecco quale saggia lezione ci possono impartire dei piccoli insetti.

sabato 30 agosto 2014

Vademecum - Non ti scordar di me


NON TI SCORDAR DI ME

« … è il simbolo del ricordo »


« Chi sei tu che mi passi accanto, distrattamente, mentre sei tutta intenta a seguire il volo di una farfalla spensierata, nel prato verde ?».
« Oh, scusami fiorellino azzurro, sei così piccolo che neanche ti ho visto. Dài, parlami di te, mi rende lieta fare la tua conoscenza ».
Allora il fiore, con tono carico di dolcezza, mi confida: « Appartengo ad una pianta erbacea, cespugliosa, con numerosi fiori piccoli e azzurri, come il cielo, riuniti in infiorescenza. Con i miei fratellini cerchiamo spazi ombrosi, tra le rocce, per attecchire e fiorire, ma ci adattiamo anche a tutti i terreni: siamo molto comunicativi.
Il mio nome, Non ti scordar di me, nasconde un profondo significato: è il simbolo del ricordo.

giovedì 28 agosto 2014

Pensiero del giorno - 28 agosto 2014





mercoledì 27 agosto 2014

Definizioni - Comprensione

In uno degli antichissimi racconti della storia dell’umanità ricordo l’episodio di un progetto che fu quello di costruire una torre altissima, che raggiungesse il cielo per svuotarlo di ogni divinità. Veniva descritta la nostra razza umana come un gruppo, molto vasto, di uomini che avevano lo stesso linguaggio. Questo li portò a maturare un progetto che risultò, nello svolgimento, nefasto perché il loro intento di raggiungere il cielo, si trasformò in una generale confusione di lingue, per cui non solo quel disegno andò fallito, ma comportò anche la separazione degli uomini che non si capirono più, creandosi nuovi modi di parlare e tanta incomprensione.


Fui colpito da questo racconto che aveva il nome di Torre di Babele, in cui nacque la disarmonia universale delle lingue: ricchezza per il gruppo, ma allontanamento degli individui che persero la loro forma di comprensione. Mi chiesi se quella varietà di lingue fosse stata la vera ragione di tanta disarmonia. Ho capito che a questa fantasia storica soggiaceva una ragione ben più profonda e nascosta: quegli uomini cambiarono linguaggio perché la loro lingua perse il suo valore di comprensione  per diventare strumento di aggressione. La comprensione invece  può essere definita: la forza che è originata dalla comunione. L’umanità portava, dentro di sé, la separazione, e anche se il progetto era unitario, le volontà di realizzarlo nei modi, tempi e forme, erano avverse.
Comprendere non si identifica a capire, ma è accogliere, aprire dentro di sé il varco che rende presente e vivo l’altro. Non si comprenderà mai nessuno se non si è disposti a perdere una costola, come viene descritto in antichi oracoli, che spiegano la creazione del prossimo – donna,  come prodotto elaborato di una costola, sottratta all’uomo.
Nessuno di noi è disposto alla rinuncia di essere privato di un qualcosa che ci costituisce. Così nascono i vari linguaggi, razze, ragionamenti, religioni, società, come un lento processo di allontanamento degli uomini che amano non fondersi, ma separarsi, non accomunarsi ma distinguersi. E se per caso accade qualche fusione, una parte deve primeggiare sull’altra oppure nascono dei vincoli di dipendenza o proprietà, come sono quelli di uomini partoriti da altri e che chiamiamo figli. Eppure tutto ci invita a comprenderci, a unirci, a fonderci in una comunione dalla quale possono nascere progetti condivisi. Ma questo non accade perché è sparita dall’uomo quella forza che unisce, e di conseguenza sta lentamente sparendo la comprensione tra gli esseri umani.
La comprensione non può neanche confondersi o identificarsi alla pura condivisione, che comporta sempre un dividere. È pur vero che questo ci avvicina alla comprensione, ma essa è molto di più che una condivisione: è partecipazione che porta alla comunione. Condividere qualsiasi cosa è farne uso comune, ma non è mai appartenenza, appropriazione perché si rimane sempre, nella migliore delle situazioni, all’uso comune di un bene, che però resta estraneo a chi lo utilizza.
La vera comprensione è fusione, identificazione, che va oltre ogni naturale appartenenza. Comprenderemo il nostro prossimo solo quando diventiamo  una sola cosa, e questo ci porta a vivere un’unità superiore in cui si è veramente trasfigurati nell’altro, senza però perdere la propria identità. Come ciò possa essere possibile è solo faccenda di esperienza personale, in cui interviene un elemento di fondamentale importanza, molto legato all’empatia: è l’amore, non in quanto puro sentimento, ma come forza di identificazione, mediante la quale ci si apre all’altro in una comunione di vita. Comprendere, quindi, non è solo un fatto di conoscenza pura e semplice, ma è un convivere la stessa realtà in una identità di esperienza. Sono tante, in tal senso, le conoscenze interpersonali, ma pochissime le «comprensioni» interpersonali. Sta sparendo l’amore vero che è coinvolgimento mentre ci stiamo incamminando, sempre di più, sulla strada della pura conoscenza, che rende gli uomini distanti, anche se apparentemente consapevoli di aspetti dell’altro. 
Forse il suggerimento più significativo ci viene da questa bambina che sembra non voler vedere le brutture della vita. Nel buio di tante situazioni non dimentichiamo mai che viviamo immersi in un mare nel quale rischiamo di essere semplici ombre.

                                                                Lorenzo

Ermeneutica - Ovvero l'arte di interpretare la complessità in modo semplice e chiaro


ERMENEUTICA
Ovvero l’arte di interpretare la complessità in modo semplice e chiaro. 

 

 
 
 Solo la gallina vanitosa continuava a fare sfoggio del suo uovo fresco, senza interruzione con il suo "Coccodè".
Amava farsi notare ed essere udita soprattutto dalla sua padrona.
(dal testo "Riservatezza")
 
 
 
 
 
Nelle «Parole semplici» o in «Vademecum» ci troviamo davanti a descrizioni fantasiose e, quasi sempre, vergate con fraseggio da favola. Ma dentro tali composizioni ci sono traduzioni simboliche e significative di ciò che si argomenta, coinvolgendo,  nella trascrizione, elementi originali, quasi tutti rifacendosi a un dialogo con il reale.
Questo è un modo di affiancare il lettore con uno stile che sa di fantasia, semplice e fresco, proprio come si  può incontrare nei grandi autori come Esopo che narra, nelle sue fiabe, aspetti che nel reale appaiono aspetti della vita pratica che possono essere letti come la traduzione di atteggiamenti umani, con un riflesso di morale o immagini pure.
Tutto è caratterizzato da una profonda conoscenza di ciò che ci circonda, rivelato agli occhi che sanno vedere gli aspetti nascosti e simbolici di tutto quello che ci circonda. Non tragga in inganno, dunque, lo stile semplice o talvolta imitativo che caratterizzarono anche gli scritti di Fedro e Aviano.
Nelle tavole descritte in tali rubriche c’è tutta la sapienza di chi legge il creato con cuore semplice e affettuoso.
 
                                                                                                  Lorenzo

martedì 26 agosto 2014

Pensiero del giorno - 26 agosto 2014


lunedì 25 agosto 2014

Pensiero del giorno - 25 agosto 2014