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mercoledì 5 settembre 2018

Una scia di luce


È un momento di pace.
L’aria serena ascolta il soffio del vento che, leggermente, passa tra gli alberi e fa stormire le foglie. La sera s’inoltra nell’oscurità, cedendo il posto alla notte che già raduna le stelle per fare il suo ingresso solenne. E le stelle, ad una ad una, compaiono nel firmamento come minuscoli punti scintillanti, che trapuntano lo spazio celeste.
Io alzo il capo e gusto l’armonia di lassù: le costellazioni, la stella polare che indica la via ai pellegrini, la luna e tutte le miriadi di piccoli astri che popolano il cielo. Ogni cosa mi introduce nella contemplazione della bellezza e dell’ordine del Creatore. Che meraviglia! Che notte stupenda! Ammiro la grandezza dell’Eterno e mi sento una infinitesima parte del creato.
Ora, la mia anima è alla ricerca di un contatto intimo con il suo Signore, mentre una scia di luce attraversa lo spazio e si spegne lontano. È una stella cadente. Esprimo un desiderio nel cuore, chiudo gli occhi e penso all’amore di Dio per me. Lui mi ha lasciato quaggiù per darmi un assaggio di ciò che mi attenderà lassù, nel suo Paradiso.
E vivo, sperando ardentemente questo evento di gioia senza fine.



Ti prego…

Un giorno verrò lassù,
sì, verrò lassù con Te,
mio grande Signore.
Una scia di luce
mi accompagnerà
e io, affrettando il passo,
attraverserò un tunnel buio
ed entrerò nella luce,
dove mi accoglierai
nella tua Dimora eterna.
Poi mi prenderai per mano
e mi condurrai
per le vie del Cielo
e sarò felice di essere con Te.
Mi mostrerai così
i giardini profumati,
le acque delle sorgenti
che sgorgano fresche,
i tuoi Cieli popolati
da infinite stelle
e tutto ciò che
il mio occhio mai vide,
né il mio orecchio mai udì,
né mai entrò nel mio cuore
su questa terra straniera.
Ti chiederò, Padre, dove sono
e Tu mi risponderai:
« Tu sei, oggi,con me,
 nel mio Paradiso ».
                                                                            Incoronata

mercoledì 8 agosto 2018

Il Credo ... Credo nello Spirito Santo - Parte seconda


Mi sono sempre chiesto come sia stato possibile, centinaia di anni prima di Gesù, usare queste parole senza che siano state ispirate da quell’alito di vita.

Anche Maria è rassicurata dall’Angelo: non temere, l’ombra dell’Altissimo, lo Spirito Santo scenderà su di te e tu diventerai madre del Salvatore”.

Poi venne Gesù che spiegò ogni cosa. Senza di Lui non avremmo potuto sapere “chi” è quell’alito, quel soffio vivificatore. Viene da Dio e, venendo da Dio, è Dio stesso. Un’altra persona non nel senso di un altro Dio ma di una diversa manifestazione di Dio stesso. Gesù, infatti, invita gli Apostoli: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo”, che possiamo considerare la prima formula battesimale da cui scaturisce il Credo.

Quando Gesù inizia la sua predicazione riprende la profezia di Isaia: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annunzio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista.... Lo ha ricevuto dal Padre, quel soffio che lo fa Dio stesso. Poi ne promette la venuta dopo la sua morte e la sua resurrezione, come dono: Quando sarò alla destra del Padre, allora manderò lo Spirito”; “Verrà lo Spirito e dimorerà con gli Apostoli”; “Insegnerà ogni cosa”; “Vi ricorderà tutto quello che vi ho detto”; “Vi condurrà alla verità tutta intera. E quando incontra gli Apostoli, dopo la Resurrezione, dice loro Ricevete lo Spirito Santo.

Ecco perché, anche se solo qualche secolo dopo, alla parola “Spirito” fu aggiunto l’attributo “Agios”, Santo, attributo di Dio. Così nel Credo Niceno-Costantinopolitano la scarna frase del Simbolo degli Apostoli si dispiega nella più completa descrizione: Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti.

Ci sono due dettagli, all’interno di questa affermazione, che meritano di essere approfonditi.

Il primo riguarda il “procede dal Padre e dal Figlio”. E’ una frase aggiunta per contrastare l’arianesimo che non considerava il Figlio come Dio. Procede dal Padre, viene dal Padre, ma anche dal Figlio, e solo in quanto egli stesso l’ha ricevuto dal Padre. E’ il mistero della Trinità che, con la nostra limitata intelligenza, possiamo esprimere come manifestazione di un’unica Entità, non trovo altra parola per indicarlo, l’unico Dio che si manifesta nelle tre “persone”, Dio come Padre che crea la vita, Dio come Figlio che la rivela nel messaggio evangelico, sempre Dio come Spirito Santo, terza “persona” della Santissima Trinità, che la trasmette a chi crede. Scrive san Paolo che il Padre “ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio” (Lettera ai Galati 4,6) e aggiunge “l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”. Così lo Spirito Santo, agendo nella storia, ci assicura la presenza costante di Cristo fra noi confermando la profezia di Ezechiele: “Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete”.

Oserei quindi di parlare di tre manifestazioni, di tre “funzioni” di uno stesso Soggetto, non tre dei come asseriscono coloro che considerano la Trinità, il parlare di tre “persone”, una forma di politeismo, quindi un’eresia.

Il secondo dettaglio è in quel “con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato” (conglorificatur in latino) ad indicare la gloria che si dà nella stessa misura alle tre “persone”.

Un’ultima osservazione riguarda l’aver usato la frase “procede dal Padre e dal Figlio” (filioque in latino), una frase che nel Simbolo degli Apostoli non c’era, frase che solo nel 1274 fu aggiunta ufficialmente. Il suo uso provocò lo scisma con la Chiesa greca (1054), scisma che si consumò perché la Chiesa d’Oriente riteneva, e ritiene, che lo Spirito “procede” unicamente dal Padre (monopatrismo) mentre quella Romana sostenne, e sostiene, che procede dal Padre per mezzo del Figlio.
Negli ultimi decenni la distanza tra le due interpretazioni si è ridotta, anche se esistono ancora coloro che considerano il filioque un’eresia. 
Oggi prevale l’opinione che il filioque non deve essere considerato né un dogma, né una eresia, ma una ammissibile opinione teologica. Sono dispute teologiche che non intaccano il concetto. 
Lo Spirito Santo, che provenga direttamente dal Padre o per mezzo del Figlio, è quella “manifestazione divina” che guida la Chiesa secondo il dettato di Cristo e viene donato ad ogni fedele attraverso i Sacramenti per rinnovarci, suggerirci la via del bene e spingere la nostra coscienza ad avere la volontà di compierlo, sempre liberi di rifiutarci di farlo.
                                                    Salvatore