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mercoledì 3 aprile 2019

Le voci del vento


Dio riempie la nostra vita con tanti tasselli,
che configurano la nostra eternità.
Sono le sollecitazioni al bene che ci spingono
verso la felicità del Cielo.




Prima voce del vento
Un giorno afoso, ero seduto presso un albero e sentivo stormire le foglie. Mi rivolsi al Padre di tutte le cose e Gli chiesi di sentire la sua voce. Poco dopo mi addormentai e sentii dentro di me una mera-vigliosa spiegazione.
Dio ha una voce per le alte cime: sibila e dice parole che hanno il sapore delle montagne, come quando parlò dei 10 Comandamenti. La sua voce acquista il tono del fischio che sembra voler svegliare la stessa natura silenziosa. Ha una voce penetrante che ti entra nella profondità del cuore, con un accento misterioso perché parla di cose elevatissime. I Comandamenti sono chiamati: le “Parole” e non sono semplici norme anche se possono apparire tali. Dio rivela cose su-blimi che fanno riferimento alla vita, ai beni di questo mondo, alla verità, all’amore e lo fa in modo sintetico: non uccidere, non rubare, non dire falsa testimonianza, non adulterare l’amore. Tutto questo lo dice sillabando, di modo che la verità viene descritta come un suono dell’aria che si altera con la menzogna e diventa un inquinamento di tutta la creazione, rendendo opaca e oscura anche tutta la realtà che respiriamo. Si creano le tenebre e perdiamo il senso di ogni orien-tamento, perché senza verità tutto il creato perde la sua lucentezza. La menzogna è opera del male. Nel buio non si raggiunge alcuna meta.
Mancare al primo Comandamento è inquinare soprattutto la vi-ta. L’uomo uccide quando smarrisce la fonte della vita su cui poggia tutto il creato. La vita viene da Dio e partecipa del suo grande miste-ro, che porta le creature a respirare l’aria originale con cui il Creatore circonda le cose, rendendole vive. La proprietà non è solo di realtà materiale ma è fama, gioia, beni di questo mondo come la terra che avvolge le radici delle piante per dare nutrimento e sostanze. Tutto circola intorno alla vita e la vita permea ogni cosa. Il nostro è il Dio della vita, molto più ricca di quella che comprendiamo. Il creato è vi-tale e non possiamo toccarlo, adulterando la verità. Tutto questo ac-quista il sibilo delle vette che custodiscono ogni vita.
Questo è il tono o la voce di Dio che parla.

Seconda voce del vento
Poi udii un secondo racconto del vento che riverberava sulla pianura. Sentivo foglie e suoni di acque che trasportavano la vitalità delle creature animate e inanimate.
La terra era piena di armonie sparpagliate ovunque e io mi sen-tivo circondato da tante risonanze con voci profuse e tanta varietà di melodie, che riempivano lo spazio con i toni della pace. La voce di Dio la sentivo riflessa in ogni angolo del creato e mi parlava di un ordine universale. Percepivo Dio come un infinito mormorìo di gra-cidar di rane nelle acque, di fischi e ritornelli tra gli alberi della fo-resta, di suoni variegati tanti quanti erano gli animali che popolavano la selva, animata da mille armonie che regolavano l’intero universo. Nulla era fuori posto e, anche se i suoni erano infiniti, sentivo quanto fosse grande la potenza del creato, che esprimeva un così gran nu-mero di sollecitazioni. Capivo che le cose avevano un ordine e che io, raccogliendole, generavano dentro di me una calma interiore che ridimensionava ogni mio pensiero. Il mio cuore si riempiva di Pa-radiso in cui ogni cosa ha il suo posto, che io sentivo risuonare come ordine ineffabile, che mi conduceva verso il Cielo. Dio non grava il mondo di aride leggi, ma di sinfonie disseminate in tutto l’universo. Questa è l’armonia del creato.
E il vento mi portava a vivere in un ambiente dove tutto era meravigliosamente operato per dare quiete.

Terza voce del vento
Ecco che, nel mio intimo, si apre un sentiero fatto di gemiti, che portano messaggi di misteriosa presenza e generano nel mio spi-rito sensazioni nuove. Mi sento avvolto da una dolcezza che mi parla d’amore e, senza alcuna parola, raggiunge la profondità del mio cuo-re. Sono un vaso da sensazioni nuove che mi conducono distante da me. Mi percepisco tutto invaso da soffi che mi generano riverberi di Cielo. Ho l’anima ricolma di misteriosa presenza di Paradiso. Vedo trasformati i miei sentimenti a percorsi delicati, in cui mi sento ripe-tere versi mai uditi da un linguaggio umano. Sono intime emozioni che mi spingono verso spiagge in cui il dono di una vita trasforma tutto quello che non sono. Sperimento cose nuove che non appar-tengono alla terra, perché contengono semi di eternità. Non sono parole ma riflesso di sospiri di un vento che mi parla di una raf-finatissima intimità, in cui la persona che mi comunica il suo amore mi avvolge con la sua presenza di vita.
È un vento sottilissimo che raggiunge ogni angolo del mio cuo-re, che si riempiono di suoni melodiosi i quali mi portano tocchi di tenerezza. Con questi pensieri mi sono assopito e ho sentito Dio co-me una carezza del Cielo. Mi ha trasformato in una meravigliosa val-lata, dove ogni cosa mi parla di Lui.
Ti ringrazio, o Padre, di questa tua presenza che soffia nel mio intimo, con accenti di Paradiso!

  


Domande:


1.   Credi che i Comandamenti siano una via
 per raggiungere il Paradiso?

2.    Hai percepito, nella tua vita,
        il fascinoso ingranaggio pieno di spinte
verso l’ordine universale?

3.    Senti il tuo Dio,
            qual soffio di eternità,
che ti conduce verso il Paradiso?

Lorenzo



domenica 17 marzo 2019

Una chiamata tra le nuvole


C’è una voce dal Cielo che ti chiede
una risposta chiara


Era un pomeriggio nuvoloso. Fissavo due gruppi di nuvole e avevo nel cuore ampi spazi di cielo, dove riposavo con il cuore. Un’ansia di Paradiso mi apriva all’infinito e mi sentivo trasportato lontano dove spazio e tempo si fondevano in un’unica realtà e mi guidavano verso una dimensione nuova: non avevo né corpo né anima perché tutto era fuso in una beatitudine di sensi e pensieri, di luci e bagliori, che mi proiettavano verso un mondo diverso. Era il mio Paradiso, ancora non pienamente capito perché avvolto in nembi fantastici. A volte mi sembrava di creare situazioni nuove, dove io vivevo la mia identità, seminata in tanti punti luminosi.
Le nuvole mi trascinavano verso orizzonti meravigliosi e io ero come sparpagliato in tanti mondi diversificati. Ho capito che la mia vera identificazione non era in questo mondo materiale ma in un al-tro mondo, dove suoni e colori avevano forme variegate. Ero felice di sentirmi parte di un tutto, che mi avvolgeva come un manto fatto di eterne sensazioni e io ne ero un punto. Ripercorrevo un sentiero che già avevo attraversato ed ero come avviluppato da tanti ricordi, non tutti miei, ma come suggeriti da una voce armoniosa e lontana, che mi chiamava a vivere in un posto incantevole, dove la mia pro-spettiva mi apriva a espansioni fantastiche.
Le nuvole costituivano la mia sfera interiore, dove tutto era una chiamata alla vita, e io vi ero completamente immerso. Non so se camminavo o volavo in quello spazio, dove una voce sublime mi spingeva verso l’infinito. Gustavo il Cielo eterno come trafitture di luce, che mi riempivano di gioia immensa, senza limiti. Era una Patria che non aveva dogane o confini e che si raccoglieva intorno a quella voce che continuava a chiamarmi con ineffabile amore, som-messamente. Sentivo il mio nome declamato con mille inflessioni: era un tempo di pace e di quiete.
 
Domanda:


Nel tuo cuore hai delle richieste
alle quali non puoi dare
                                      tanto tempo per rispondere?
 

Lorenzo

domenica 10 marzo 2019

Il segno dell'amore


Ed ecco Maggio, il mese dei fiori che spandono nell’aria i loro soavi profumi. In un angolo soleggiato di un giardino, un  bel roseto mostra le sue rose rosse, appena sbocciate all’alba, protette dalle spine. È un incanto!
Un giovane passa, le guarda con ammirazione, ne prende una ma si punge un dito, quello che porta l’anello d’oro della fede che lo lega alla sua sposa. Il sangue gocciola lungo lo stelo del fiore e le gocce cadono nella terra e vengono assorbite da essa.
Con dolore l’uomo si rivolge al roseto:
« Perché mi fai male? Ho solo voluto cogliere una delle tue rose per portarla alla mia amata, come dono d’amore. Lei attende un segno di tenerezza da me e, qual segno più grande di questo: una rosa che è il simbolo dell’amore ».
Il roseto gli risponde:
« Mio caro giovane è molto bello quello che tu dici, ma ricorda che anche le spine hanno il loro valore. Esse difendono le cose fragili e delicate, come i miei fiori profumati, donando loro sicurezza e protezione. È questo il segno più tenero dell’amore che accompagnerà il tuo gesto: tu sarai la spina che garantirà protezione alla tua donna. Riparala con tutto te stesso da ogni male e rendila felice! ».



              







 
Ti prego
Hai colto nel tuo giardino,
mio amabile Gesù,
una rosa senza profumo:
non olezzava  nell’aria.
Era nata da un roseto
senza spine, che cresceva
allo stato selvaggio
in una terra arida,
abbandonata e bruciata
dai raggi cocenti del sole.
E Tu hai avuto pietà
di questo tuo fiore incolto,
indifeso e debole.
Ma accadde un giorno che,
in quel tempo lontano,
ti hanno condannato,
ti hanno fatto male,
mettendoti sul capo
una corona di spine
lunghe e pungenti.
Una goccia di sangue,
provocata da una spina,
ha bagnato il mio cuore.
Così mi hai raggiunto,
Gesù, mio Dio e Signore,
e mi hai aperto il tuo Cielo.
E’ bastato il tuo amore
contenuto in una spina
per redimermi dal male.
Il tuo sangue mi ha salvato
e ridonato il profumo
di una Vita Nuova.